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PARTE TERZA

DIBATTIMENTO, RITI SPECIALI E DIFFERENZIATI

www.

edises

.it

Per alcune tipologie di reato, è prevista sempre e comunque la celebrazione del rito diret-

tissimo (L. n. 356/1992 per reati concernenti armi ed esplosivi, L. n. 401/1989 per reati

commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, D.Lgs. n. 286/1998 per reati

commessi da cittadini stranieri espulsi). Il fondamento di questi particolari casi di giudi-

zio direttissimo risiede non nella particolare evidenza della prova bensì nell’esigenza di

giudicare con celerità reati gravi ed allarmanti. Per questi ultimi reati, il giudizio diret-

tissimo costituisce, dunque, il modo ordinario di procedere ed è derogabile solo quando

siano necessarie speciali indagini.

Una volta introdotto il rito direttissimo, il giudice del dibattimento ha il potere-do-

vere di valutare la sussistenza dei presupposti del medesimo: se la verifica dà esito

negativo, egli deve rimettere gli atti al P.M. con ordinanza; altrimenti, il giudice è

vincolato a procedere al dibattimento.

Il dibattimento si svolge nelle forme ordinarie, anche se vi sono alcune particolarità:

per esempio le parti possono far citare oralmente la persona offesa e i testimoni, o

presentarli direttamente in udienza.

In ogni caso, il presidente avvisa l’imputato della facoltà di chiedere il giudizio ab-

breviato o il patteggiamento, oppure, in alternativa, un termine non superiore a 10

giorni per preparare la difesa. Se l’imputato si avvale di tale facoltà, il giudice deve

sospendere il dibattimento sino all’udienza successiva alla scadenza del termine.

2.6

•

Giudizio immediato

Il

giudizio immediato

, disciplinato dall’art. 453 c.p.p., come il giudizio direttissimo,

si caratterizza per la mancanza della fase dell’udienza preliminare e il passaggio di-

retto dalla fase delle indagini preliminari al dibattimento.

Tale rito non ha carattere premiale e può essere attivato dal P.M. o dall’imputato

senza necessità del consenso della controparte.

Alla base del ricorso a tale rito, nella maggior parte delle occasioni, c’è una

richiesta

del Pubblico Ministero

al giudice delle indagini preliminari, sulla quale quest’ulti-

mo decide sulla base del fascicolo inviatogli dallo stesso Pubblico Ministero. L’inizia-

tiva, si è detto, può derivare, oltre che dal P.M., anche dallo stesso imputato al quale

sia stato notificato il decreto che fissa l’udienza preliminare, e ciò a differenza di

quanto previsto per il giudizio direttissimo.

Giudizio immediato richiesto dal P.M.

Si tratta dell’ipotesi tradizionale di giudizio immediato, la quale richiede la ricorren-

za dei seguenti presupposti (art. 453 c.p.p):

- una generica evidenza della prova;

- che la persona sottoposta alle indagini sia stata interrogata sui fatti dai quali emer-

ge

l’evidenza della prova o comunque sia stata invitata a presentarsi per rendere

interrogatorio ai sensi dell’art. 375, co. 3, c.p.p. e abbia omesso di comparire, sempre

che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si tratti di persona

irreperibile.

Detto presupposto rinviene la sua

ratio

nel fatto che la soppressione dell’udienza preli-

minare voluta dal P.M. con la richiesta del giudizio immediato viene inevitabilmente a