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Organizzazione della cellula

!

RE

Golgi

Membrana

plasmatica

100.000

×

G

Risospendere

il pellet

microsomale

e stratificarlo

su un

gradiente di

saccarosio

concentrazione

di saccarosio

Alta

di saccarosio

Gradiente di densità

Pellet microsomale

(contiene RE, Golgi,

membrana plasmatica)

Centrifugare il

supernatante

a 100.000

×

G

90 minuti

Centrifugare il

supernatante

a 20.000

×

G

30 minuti

Mitocondri

e cloroplasti

nel pellet

Nuclei

nel pellet

10 minuti

Centrifugare

a 600

×

G

Cellule lisate

in soluzione

tamponata

Forza centrifuga

Forza centrifuga

Portaprovette oscillante

contenente la provetta

Rotore della centrifuga

(c) Centrifugazione su gradiente di densità.

Bassa

concentrazione

di saccarosio

(a) Centrifugazione.

A causa della forza centrifuga, le particelle molto grandi o molto dense precipitano sul fondo della provetta

e formano un pellet.

(b) Centrifugazione differenziale.

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)* +),?

Il frazionamento cellulare viene utilizzato per separare (frazionare) i componenti

cellulari in funzione della loro dimensione e densità.

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0+12*.1,?

Le cellule vengono rotte in un frullatore. La miscela risultante (omogenato cellulare)

viene poi centrifugata. Come risultato della forza centrifuga, i componenti cellulari più pesanti, i nuclei, formano

un sedimento (pellet) sul fondo della provetta. Il supernatante (il liquido posizionato sopra al pellet) può essere

centrifugato a una velocità maggiore. I componenti più pesanti presenti nel supernatante, come mitocondri

e cloroplasti, formano a loro volta un pellet e il supernatante puo essere centrifugato a una velocità ancora

maggiore. Il processo può essere ripetuto parecchie volte. I pellet possono essere ulteriormente purificati

mediante centrifugazione in gradiente di densità (vedi il testo per spiegazioni più dettagliate).

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Figura ;-=

Frazionamento cellulare

surare i loro livelli intracellulari e studiare come interagisco-

no con altre proteine. Un’applicazione che viene utilizzata per

identificare proteine si basa sull’impiego di anticorpi che ri-

coprono microsfere di polimeri che possono legarsi e funzio-

nare insieme alle proteine di interesse (

FIG. ;I

). Per esempio,

un anticorpo che è specifico per una subunità proteica del mi-

crotubulo può essere utilizzato per identificare altre proteine

che si legano ai microtubuli e che ne regolano l’attività. Le mi-

crosfere rivestite di anticorpi possono essere aggiunte ad un

estratto cellulare (o ad una frazione cellulare purificata) e in

seguito lavate diverse volte per rimuovere tutte le sostanze pre-

senti nell’estratto che non si sono legate all’anticorpo legato al-

la subunità proteica del microtubulo. Le proteine che invece

rimangono attaccate possono essere staccate dall’anticorpo e

analizzate per determinarne l’identità.

I biologi cellulari usano anche metodi genetici insieme al-

la microscopia o metodi biochimici per collegare le proteine

cellulari alle loro funzioni. Quando una proteina è stata iden-

tificata come una componente critica in una struttura cellula-

re, i ricercatori possono utilizzare metodi di ingegneria gene-

tica per alterare o eliminare il gene che codifica per la proteina

che, effettivamente “spegne” la sua attività. Confrontando le

differenze tra le cellule contenenti la proteina geneticamente

modificata rispetto alle cellule normali, i ricercatori possono

acquisire conoscenze sulla sua funzione e comprendere come

essa interagisce con le altre proteine cellulari.

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Ņ

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In che modo la risoluzione limita l’efficacia

di ingrandimento che può essere ottenuta con la

microscopia?

Ņ

Quali sono i vantaggi di utilizzare metodi diversi per collegare

la struttura e la funzione delle cellule? Fare degli esempi.